Pericolo nucleare in Giappone: esplosione a Fukushima
Una forte esplosione ha interessato nel primo pomeriggio giapponese (ora 15.36 locali, le 7.36 in Italia) l'edificio che ospita il reattore 1 dell'impianto nucleare di Fukushima, danneggiato ieri in seguito alla violentissima scossa tellurica che ha colpito il nord-est del paese.
La centrale di Fukushima I, una delle più grandi e importanti del Giappone con sei reattori installati per una potenza generata di 4.7 GW, utilizza reattori di II generazione del tipo BWR (Boiling Water Reactor), moderati e raffreddati ad acqua. Cos'è successo ieri?
Da quanto si sa il problema non ha interessato le strutture, che rispondono a standard di sicurezza severissimi dettati dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica rispetto al più elevato rischio sismico ipotizzabile in natura, ma ha a che fare con la mancata attivazione dei motori diesel d'emergenza.
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In caso di scosse sismiche infatti sono previste una serie di procedure automatizzate che spengono la reazione nucleare e isolano la centrale dall'esterno, in particolare dalla rete elettrica; ecco quindi che per il mantenimento dei sistemi di controllo, per l'illuminazione interna e soprattutto per l'alimentazione dei compressori che pompano l'acqua di raffreddamento nel reattore dovrebbero intervenire automaticamente i motori diesel. Già, dovrebbero. Ieri però, mentre in tutti gli altri impianti disseminati sul territorio giapponese (diciotto con 55 reattori in tutto) i sistemi di sicurezza hanno sostanzialamente "funzionato", in quello di Fukushima I i motori diesel non sono partiti e così, privato dell'acqua di raffreddamento necessaria, il conseguente riscaldamento del nòcciolo è cominciato.
Il rischio della fusione nucleare del nòcciolo pare concreto, non si sa ancora quali conseguenze porterà e quali contromisure potranno cercare di limitare i danni per l'ambiente circostante. E' una corsa contro il tempo. Al momento, dopo l'evacuazione prima entro un raggio di 3 km., poi di 10 km. e l'avviso di chiudersi in casa per quanti abitano nel raggio di 20 km., il livello di radioattività ha raggiunto i 1015 microsievert/ora nelle immediate vicinanze della centrale, contro un livello "normale" pari a 0,o5 microsievert/ora.
Nella scala INES (International Nuclear Event Scale) si tratta al momento di un incidente almeno di livello 5 ( come quello di Three Mile Island negli Stati Uniti del 1979); il rischio che possa trasformarsi in un evento di gravità pari a quello di Chernobyl (Livello 7) c'è ed è realistico, anche se in questo caso gli interventi, l'allarme internazionale e la comunicazione fornita paiono essere stati più tempestivi. Bastera?
Intanto continua a salire il numero delle vittime e dei dispersi causati dal più grande terremoto (registrato strumentalmente) della storia giapponese e dall'ancor più ferale tsunami.