Presto anche sulla Luna verranno istituite “no-fly zones”, ovvero zone interdette al volo
Siamo abituati a sentir parlare di “no-fly zone” in occasione di grandi eventi, di date importanti per i terroristi, di guerre; adesso se ne sente parlare per la prima volta anche a proposito della Luna, ma per scopi puramente benefici: la NASA ha infatti reso note a luglio alcune linee guida che raccomanda di osservare per preservare lo stato attuale di alcune zone della Luna particolarmente care all’umanità: parliamo naturalmente dei siti di allunaggio delle 6 missioni Apollo.
Il 16 luglio 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin certo non potevano immaginare che oltre quarant’anni dopo qualcuno si sarebbe preoccupato di tutelare tutte le “pedate” che lasciavano in giro, ma oggi, come tutti sappiamo, i siti di allunaggio non solo hanno un valore simbolico per tutta l’umanità, ma sono effettivamente potenzialmente a rischio “inquinamento”: i viaggi sulla Luna non sono infatti più appannaggio delle sole grandi superpotenze, India, Cina e Giappone hanno già in programma di raggiugerla presto, prima con sonde automatiche e poi con missioni abitate, e sarebbe davvero un peccato se un giorno accanto alla storica impronta di Armstrong, o addirittura sopra, dovessero comparirne altre a cancellarla, così come apparirebbe quasi sacrilego se qualche missione dovesse sganciare inavvertitamente qualche stadio secondario non più utile proprio sopra a uno dei LM che da 40 anni “vegliano” sulla Luna in attesa del primo turista che sarà in grado di andare ad osservarli da vicino.
Ovviamente le raccomandazioni della NASA non hanno valore vincolante per nessun paese del mondo, essendo stato infatti condiviso a livello internazionale già dal 1967, col Outer Space Treaty, “Trattato sullo Spazio Esterno”, che nessun Paese della Terra può accampare diritti sul suolo lunare. Ma la NASA si augura comunque che vengano rispettate.
Ma i siti di allunaggio, le impronte e i LM non sono gli unici soggetti delle raccomandazioni di “intoccabilità” della NASA: tra gli oggetti da tutelare rientrano anche resti i cibo lasciati dagli astronauti, nonché residui fecali degli stessi. Il motivo è semplice: qualunque esperimento biologico svolto finora nello spazio ha sempre avuto per forza di cose una durata limitata a giorni, o al massimo mesi; poter invece esaminare resti biologici rimasti esposti per oltre quarant’anni alle avverse condizioni della superficie lunare potrebbe fornire importanti nuove informazioni agli scienziati.