Creato il primo organismo con DNA artificiale, non esistente in natura
Un gruppo internazionale di ricercatori è riuscito a produrre un batterio dotato di un DNA artificiale e di tipo non esistente in natura, in quanto avente 5-cloracile, una sostanza tossica per altri organismi, al posto della timina, uno dei quattro aminoacidi alla base della costituzione del DNA insieme ad Adenosina, Guanina e Citosina, normalmente abbreviati tramite le iniziali ATCG.
L’esperimento si è basato su una tecnologia unica che permette l’evoluzione diretta di un organismo sotto condizioni strettamente controllate. Ampie popolazioni di cellule microbiche vengono coltivate per lunghi periodi in presenza di sostanze tossiche – in questo caso 5-uracile – a livelli appena sotto la soglia di letalità; in questo modo è la selezione naturale stessa ad agire, grazie proprio all’alto numero di batteri e alla loro prolificità: tra i milioni di discendenti nati dalle prime generazioni di batteri nella coltura, inevitabilmente alcuni nascono “mutati” (sono proprio le mutazioni casuali a permettere l’evoluzione delle specie); tra le varie mutazioni che si sono presentate, una è risultata tale da permettere la sopravvivenza dei batteri nell’ambiente ostile contenente c-cloracile, che per queste nuova generazione mutata risulta, anziché una sostanza tossica, una sostanza di importanza basilare, proprio perché presente all’interno del DNA.
L’esperimento ricorda molto da vicino la scoperta fatta alcuni mesi fa da scienziati della NASA, che nel lago Mono in California trovarono dei batteri che si erano adattati a vivere nell’arsenico, tossico per qualunque organismo, proprio includendolo invece nella composizione del loro DNA. Anche se quella scoperta è in realtà controversa, questa nuova “invenzione” del “batterio a cloracile” sembra confermare indirettamente la possibilità che sia sviluppato spontaneamente in natura il batterio mutante in grado di sopravvivere nell’arsenico.
Ovviamente la scoperta ha grosse ripercussioni anche sull’esobiologia, la scienza che studia la possibilità che si sia sviluppata vita al di fuori della Terra: se infatti è possibile che esistano sulla Terra stessa organismi non basati su DNA ATCG ma su un nuovo DNA “ACCG”, significa che questo tipo di esseri viventi potrebbero essersi sviluppati anche su altri pianeti, dove le condizioni di laboratorio potrebbero invece essere le condizioni standard sulla superficie dei pianeti stessi. Si apre cioè la strada alla plausibilità scientifica dell’esistenza di forme di vita aliena totalmente diverse da quelle esistenti sulla Terra, non solo nell’aspetto, ma anche nel metabolismo; fatto, questo, che potrebbe estendere le cosiddette “condizioni di abitabilità”, cioè le condizioni fisico-chimiche che devono esistere su un pianeta perché sia in grado di ospitare forme di vita esattamente uguali a quelle esistenti sulla Terra.
Di contro, la creazione di questi nuovi organismi potrebbe in qualche modo costituire un pericolo, se dovessero uscire dal laboratorio, in quanto non essendo stati “previsti” dalla Natura, non si sa in che modo potrebbero reagire entrando in contatto con forme viventi terrestri: potrebbero tanto soccombere, quanto prevalere.
Solo però a condizione che trovino nell’ambiente la molecola c-cloracile necessaria alla loro esistenza.
http://www.dailygalaxy.com/my_weblo...am-of-researchers-has-now-succeeded-in-g.html