Pirateria musicale, calo del mercato del 73% in dieci anni
Sono stati stilati dati allarmanti per quanto riguarda la pirateria musicale nel corso di un convegno tenuto all’Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo: tra il 1999 e il 2009 è stato registrato un calo del mercato musicale italiano pari al 73%, proprio nella fascia temporale in cui la pirateria iniziava a prendere piede con l’avvento del primo P2P Napster e con i vari Kazaa, eMule e The Pirate Bay poi.
Enzo Mazza, presidente di FIMI, ha dichiarato che il mercato di musica illegale ha procurato un'evasione fiscale di 200 milioni di euro, nonché una riduzione significativa di forza lavoro; e a farne le spese sono stati soprattutto i giovani talenti, ignorati dalle industrie discografiche già sature di spese al fine di sostenere i cantanti affermati.
L’unica buona nuova proviene dal mercato digitale legale, che rappresenta il 21% del mercato globale; nel primo semestre 2011 è stato infatti registrato un fatturato totale di 12,4 milioni di euro, in crescita del 10% rispetto all’anno precedente, con album in salita del 37% e singoli del 6% rispetto al 2010.
A prendere parte alla conferenza il noto cantante Gianni Morandi, il console degli Stati Uniti Kyle R. Scott e Frances Moore della Federazione mondiale dell’industria discografica, nonché alcuni rappresenti del mondo politico e giudiziario.